Corso di abilitazione professionale per Gestore di Rifugio Alpino (del 2009)

AAA ATTENZIONE: avete capito bene, è del 2009 ….. questo perchè sono più unici che rari i corsi regionali abilitanti. In Regione Lombardia qualche anno dopo è stato organizzato un corso dal CAI, mentre sono frequenti quelli abilitanti per Guide Alpine e per Guide Escursionistiche di media montagna.

Riporto qui sotto:

E’ stato pubblicato dall’Assessorato regionale del turismo, sport, commercio e trasporti  della Valle d’Aosta il Bando per la partecipazione al corso di abilitazione professionale per la figura di gestore di rifugio alpino. L’ammissione agli esami finali è subordinata alla frequenza di almeno l’80% delle ore di lezione del corso di abilitazione. La quota di iscrizione per i corsisti è fissata nella misura di € 500,00, IVA inclusa.

Il corso, della durata di 200 ore, sarà rivolto ad un numero massimo complessivo di 25 partecipanti e si realizzerà indicativamente nel periodo novembre 2009 – marzo 2010, con un impegno serale di tre lezioni a settimana. L’ammissione ai corsi di formazione è subordinata al possesso, all’atto dell’iscrizione, dei seguenti requisiti:
• maggiore età;
• cittadinanza italiana o di altro Stato dell’Unione europea oppure cittadinanza di Stati non appartenenti all’Unione Europea, se soggetto regolarmente soggiornante nel territorio dello Stato;
• assolvimento dell’obbligo scolastico;
• idoneità psico-fisica all’esercizio della professione certificata da un medico di sanità pubblica, in data non anteriore a tre mesi dalla presentazione dell’istanza di ammissione al corso.

I moduli per la domanda di iscrizione potranno essere ritirati presso …….

BLOG

Ecco la nostra pagina Blog

dedicata a tutte le informazioni utili per l’aspirante rifugista.

 

Troverai una sezione dedicata a CHI è il gestore di rifugio, attraverso articoli selezionati sul web

Le interviste realizzate a persone “influenti” sul tema rifugi e rifugisti

Le mie personalissime riflessioni su alcuni argomenti di discussione

La sezione NEWS “Rifugi in Gestione”

I Video di YouTube

Tutto questo materiale raccolto e selezionato può essere commentato, condiviso sui social e scaricato. E’ inoltre possibile registrarsi per essere informati ogni volta che viene aggiunta una notizia o un aggiornamento di stato

E’ sempre attiva la possibilità di acquistare con un semplice click  il mio libro in versione E-Book

E la promozione commerciale con il marketplace: TrekkInn e SnowInn

 

 

 

 

Passione Montagna

Gestire un rifugio è il sogno di molti, non è un semplice lavoro, ma uno stile di vita che richiede passione per la montagna, forza d’animo e capacità d’adattamento perché in quota tutto è più difficile, nulla è regalato.

Scappare dalla città per andare a lavorare in montagna, lontani da tutti, gestendo un rifugio è il sogno di molti … ma bisogna fare subito una distinzione, ci sono i rifugi raggiungibili in auto più simili a ristoranti-alberghi e i veri rifugi, quelli raggiungibili solo a piedi con ore di cammino.
Gestire un rifugio richiede passione per la montagna, forza d’animo e capacità d’adattamento perché in quota tutto è più difficile, ed ogni giorno, quelli che a valle sono gesti semplici ed ordinari, in quota diventano più complessi … dai rifornimenti spesso fattibili solo con elicottero o teleferica o a spalle, alle manutenzioni, al servizio dei clienti. Il rifugista è una figura di riferimento che, oltre a dare la sua impronta al rifugio stesso, dà consigli sulle escursioni nei dintorni, sulle condizioni dei percorsi e del meteo.
È un lavoro che richiede una grande pazienza nell’ascoltare ed assecondare i clienti che, al giorno d’oggi, sono sempre più esigenti ed attenti al servizio e alla pulizia. Gestire un rifugio è un lavoro difficile ma affascinante, vediamo come si fa a prendere in gestione un rifugio:

  • Rifugi CAI: l’assegnazione avviene tramite bando a cura della sezione di appartenenza, e dopo la firma del contratto che dura sei anni, non c’è periodo di prova.
  • Rifugi Privati: l’assegnazione è come per un ristorante a valle, lo si può comprare o gestire.

Ho raccolto per voi l’esperienza di Luca, gestore del Rifugio Bignami in Valmalenco che ha risposto a qualche mia domanda …

Cosa ti ha spinto a scegliere di gestire un rifugio?
È capitato un po’ per caso, sono specializzato in turismo per la  montagna, porto avanti diversi progetti imprenditoriali in Svizzera tra l’Engadina e Verbier, quando si è reso disponibile il Rifugio  Bignami, praticamente dal versante opposto della montagna in cui sono solito operare, ho pensato si potesse sviluppare un concept innovativo e moderno di rifugio alpino.
In Svizzera faccio molta innovazione nelle attività che svolgo, ho pensato perchè non provare anche in Italia?
Un rifugio alpino di qualità, facilmente accessibile al grande  pubblico, ma in alta montagna, in altre parole “un rifugio in quota  prêt à porter”.

Quali emozioni ti da questa scelta?
Passare intere parti dell’anno, la primavera per lo sci alpinismo e l’estate per il trekking e l’alpinismo, fuori dal mondo “civilizzato” è molto emozionante. Porta ad apprezzare le piccole cose che in città diamo per scontato, poi l’emozione di abituare l’occhio a guardare il mondo dall’alto di una montagna è un sentimento che non può essere descritto a parole. Riuscire a trasmettere tutto questo agli ospiti del rifugio è la soddisfazione più grande.

Cosa diresti a chi vuole provare quest’esperienza?
Penso che gestire un rifugio alpino in un’ottica moderna sia uno dei lavori più belli del mondo, è stressante, è faticoso, a volte è anche poco gratificante, ma già i meravigliosi tramonti hanno la capacità di far dimenticare qualsiasi tensione accumulata durante la giornata, poi se in più si riesce a essere al livello delle aspettative degli ospiti si va a letto felici.
Cosa dire ai futuri rifugisti: “Pensa diverso, matura visioni moderne, rispetta la montagna senza esagerazione sia nel sfruttarla, sia nel salvaguardarla”.
Questo è l’unico modo per riuscire a vivere di montagna costruendo il futuro delle alpi e  ricostruendo ciò che nelle valli è andato perso.

Grazie a Luca del Rifugio Bignami (itinerario) per aver dedicato un po’ del suo tempo per rispondere a queste domande, condividendo con noi la sua esperienza e … un grande in bocca al lupo a chi vuole intraprendere questo stile di vita.

(testo Gabriella Berlanda)

Verticalmente.net

www.verticalmente.net/forum

Il Rifugista

Ovvero il tipo, spesso uomo ma non sempre, che gestisce un rifugio di montagna. Inizio subito con l’escludere da questa categoria tutti quegli pseudo ristoratori e/o albergatori che rimpinzano le panze di turisti danarosi in luoghi suggestivi raggiungibili con macchine o funivie. Spesso nei fondovalle ma in alcuni casi anche in quota, questi signori per me sono fuori dalla categoria.

Il rifugista vero è quello con la pelle cotta dal sole e dall’aria rarefatta. Quello con le mani dure. Che magari cucina una schifezza ma che se gli fai una domanda su una cima, su una via, ti risponde con i dettagli. Perché lui o qualcun’alto del personale lassù c’è stato. Nei giorni liberi. Nelle ore libere. Fuori stagione. Quasi sempre un alpinista che per vivere di montagna fa anche il cuoco. Uno che si carica sulle spalle cibo in salita e mondezza in discesa, se necessario. Perché non sempre c’è l’elicottero.

Questo tipo di rifugisti inizia a scarseggiare. O almeno, nella mia limitata e parziale esperienza, facendo la media, sono più quegli altri.
Quelli che cucinano meglio. Ma che ti ripetono a pappagallo le informazioni di qualcun altro. Magari vecchie di settimane. Magari dell’anno prima.

Quelli che se ti senti male ma il rifugio è pieno ti dicono che non puoi stare. Nemmeno se puoi pagare.

Quelli che non ti sorridono neanche se fuori c’è il tramonto più bello del mondo. Perché loro l’hanno visto mille volte ma non capiscono che per te è la prima e potrebbe pure essere l’ultima da lì. Difficilmente tornerai nello stesso posto.

Quelli che diventano gentili solo se si rendono conto che sei quello che si adatta e allora i chiedono di mangiare nel corridoio o di dormire in due su una branda.

A prescindere dal fato che sia un albergare i fondovalle, un cuoco d’altura o un vero montanaro, il rifugista più comune è il rifugista paranoico.

Che se c’è stato un piccolo incidente te lo monta fino al punto che ti guardi col compagno e i chiedi se non è il caso di desistere e rimanere a dormire. Il rifugista ansiogeno è la cosa peggior che ti può capitare se vai a tentare un itinerario mai fatto prima.

E’ quello che guarda il cielo e per definizione ti dice che domani il tempo sarà pessimo. Che ti racconta che il crepaccio dove uno è caduto ieri è grande come la bocca della balena di Pinocchio. Poi tu vai e ti accorgi che per scavalcarlo non devi nemmeno saltare.

Insomma. Il rifugista è uno strano tipo. Se non ti capita quello giusto meglio una bella tenda o il silenzio delle stelle.