le provo tutte

http://www.leprovotutte.altervista.org

tratto da questo link che non è più online di Michael Cianni

APRIRE UN RIFUGIO IN MONTAGNA

Se anche tu sei stanco della frenesia della vita quotidiana, se anche tu sei stanco del traffico, dello smog e del caos cittadino e se anche tu vuoi trovare la pace e la tranquillità vivendo a contatto con la natura, immerso nel verde e respirando aria pulita questo è l’ articolo che fa per te perché vi spiegherò come aprire un rifugio in montagna.

Va innanzitutto detto che aprire un rifugio in montagna richiede sacrifici, passione e tenacia per superare tutti gli ostacoli a cui si va incontro, ma con la giusta forza di volontà riuscirete a raggiungere il vostro obbiettivo.

TIPI DI RIFUGIO

Prima di tutto dovete scegliere se volete aprire un rifugio in montagna privato o prenderne uno in gestione dal CAI ( club alpino italiano ). Il primo tipo è del tutto simile ad un ristorante, potete comprarlo, prenderlo in gestione o farvi assumere come dipendente; per il secondo genere di rifugio invece vengono fatti dei bandi di assegnazione dove l’interessato presenta le proprie referenze e avanza una proposta, dopodiché sarà il CAI stesso a decidere a chi assegnare il rifugio. Una volta ottenuto, il nuovo gestore dovrà pagare un canone e da li in poi gestire il rifugio in proprio, ma applicando tariffe imposte dal CAI. Il gestore dovrà anche stipulare un contratto dove saranno stabiliti i diritti e i doveri del primo, nonché i termini per una corretta ristorazione e la giusta pulizia.

Al momento il CAI possiede 432 rifugi, 244 ricoveri più piccoli con lo stretto necessario per riposarsi e un altro centinaio di strutture. Ogni rifugio CAI ha un tariffario prestabilito che il gestore è tenuto ad esporre. I prezzi oscillano dai 10 euro ( per i soci ) fino ad arrivare a circa 30 euro ( per i NON soci ) per un posto letto con coperte. Per la mezza pensione vanno aggiunti altri 10/15 euro a seconda del rifugio ed in alcuni casi ulteriori 3 euro per lo smaltimento dei rifiuti. Nei rifugi CAI non esiste obbligo di consumazione ma certo è che se al cliente viene offerta una cucina variegata con porzioni giuste ed a prezzi ragionevoli l’ incasso potrebbe risentirne in maniera molto positiva.

Se decidete invece di affidarvi ad un rifugio privato sappiate che gli affitti annuali passano dai 6000 euro, per un rifugio piccolo con pochi posti letto e con scarsa affluenza, fino ad arrivare a 60000 euro per quelli più grandi, con grande passaggio e molti posti letto.

Nel periodo estivo i rifugi sono meta di escursionisti che vi si fermano per rifocillarsi e riposarsi dalle escursioni ed in rari casi si fermano per una notte; durante l’ inverno invece è più facile che gli amanti della montagna decidano di fermarsi per il week-end. Sicuramente sta tutto nelle mani della gestione del rifugio far si che il cliente si trovi bene e decida sia di fermarsi che di tornare, quindi cercate sempre di essere cortesi, ospitali e alla mano ( poche parole in più e qualche attimo dedicato al cliente non potrà che fare bene alla cassa del rifugio ).

Per aprire un rifugio in montagna non è richiesto alcun titolo di studi particolare, sarebbero comunque utili nozioni di base di gestione alberghiera. Trattandosi di un lavoro particolare, in un luogo particolare ed in condizioni particolari il gestore dovrebbe avere determinate caratteristiche, quali:

carattere forte ( resistenza psicologica alla solitudine )
conoscenza della montagna in generale e delle zone limitrofe al rifugio
avere una minima esperienza nella gestione di una struttura ristorativa
conoscere nozioni di primo soccorso
essere in grado di avvertire tempestivamente i soccorsi
saper ascoltare, comunicare ed essere ospitali.

Naturalmente, come qualsiasi altra attività, bisognerà aprire una partita IVA; va chiesto il permesso in comune ed in un secondo momento comunicare il tariffario. Dovrete superare i controlli sanitari, ed ottenere la licenza per la somministrazione di cibi e bevante ( alcoliche nel caso vi interessasse ).

Se avete scelto che questa è la vostra strada e volete aprire un rifugio in montagna appoggiandovi al CAI vi consiglio di:

scegliere la regione che vi interessa
scegliere la zona della regione stessa
rivolgervi alla sede del CAI di quella zona ( andate a questo indirizzo per informazioni: CAI )
informarvi sui regolamenti vigenti in quella regione

molte sedi CAI offrono dei corsi di gestione di rifugi al termine dei quali il frequentante verrà inserito in un albo professionale che permetterà un certo vantaggio in caso si decida di partecipare ad un bando di assegnazione.

Vorrei terminare l’ articolo dicendo che aprire un rifugio in montagna sicuramente è la strada giusta per lasciarsi alle spalle tutto il caos e la frenesia della vita quotidiana, ma dovrete essere sicuri della vostra scelta e prepararvi al meglio per l’ avventura che vi aspetta, in ogni caso vi auguro un in bocca al lupo.

Millionaire

www.millionaire.com

di Silvia Messa

 

Si spengono le luci. Notte, silenzio. D’estate le stelle sono così fitte che non puoi contarle. E, dopo poche ore, l’alba illuminerà le cime di luce rosata. D’inverno il paesaggio è fiabesco.

Siamo in un rifugio, in quota o a mezza montagna. Una costruzione semplice, eppure accogliente, dove gli amanti della natura, delle camminate e della neve trovano cibo, un letto pulito, servizi e un gradevole calduccio.

Le nostre montagne, dalle Alpi agli Appennini, sono presidiate da centinaia di rifugi

Molti sono di proprietà di privati, ma gran parte, costruiti da almeno una cinquantina d’anni, appartengono al Cai, Club alpino italiano, che ne affida la cura e la conduzione ai rifugisti, amanti e conoscitori della montagna, che spesso si tramandano la gestione di padre in figlio. Vivono del loro lavoro e, in alcune location privilegiate, guadagnano molto bene.

Non sono solo imprenditori, semplici ristoratori o albergatori, ma persone che fanno precise scelte di vita. Oggi la gestione di un rifugio diventa una concreta opportunità d’impresa, con prospettive di sviluppo

A nessuno si promettono guadagni facili. Tanta fatica e impegno. Ma anche giornate piene di soddisfazioni autentiche.

Da luogo di passaggio a meta

«Il rifugio una volta era un luogo di tran­sito, oggi è una meta» spiega Samuele Manzotti, presidente della commissione centrale rifugi e opere alpine del Cai.

In montagna va molta più gente. Gli escursionistiin estate raggiungono il rifugio, mangiano, riposano e poi tornano a casa. In alcuni casi, si fermano anche a dormire.

D’inverno si lavora soprattutto durante il weekend e ci si avvale, in alcuni casi, di motoslitte, teleferiche o impianti di risalita. Nella rete Cai, sono pochissimi i rifugi collegati con una strada. In alcuni casi, si trovano in luoghi impervi, raggiungibili dopo ore di cammino per esperti.

Il problema principale, in mancanza di vie percorribili con auto o fuoristrada, è l’approvvigionamento

La maggior parte, magari consorziandosi con altre strutture, noleggia un elicottero. Costa circa 25 euro al minuto, più Iva.

Il gestore di oggi deve avere un carattere forte e resistenza psicologica alla solitudine e a condizioni climatiche avverse.

«Per attirare gente deve puntare su individualità e atmosfera» spiega Egidio Bonapace, ex gestore per 21 anni del rifugio Graffer-Al Grosté, aperto tutto l’anno, nelle Dolomiti del Brenta.

«Ogni rifugio ha la sua storia ed è il rifugista che può trasmetterla, con calore, emozioni. Ma bisogna e si può fare quadrare i conti».

Su cosa si guadagna?

Nel rifugio si mangia e si dorme. Per mantenere le premesse solidaristiche dell’ospitalità in montagna, il Cai impone un tariffario, che i gestori devono esporre. Le tariffe crescono, a seconda della categoria dei rifugi. Si parte da 10 euro per i soci Cai fino a 30per i non soci, per un posto letto con coperte.

Per la mezza pensione, al pernottamento si aggiungono 10-15 euro. In alcuni rifugi, si paga lo smaltimento dei rifiuti: 3 euro.

Nei rifugi Cai non esiste obbligo di consumazione (si paga però il posto a tavola, il riassetto e smaltimento rifiuti), ma nella ristorazione i margini crescono, quanto più il gestore offre una cucina ricca e variata. Spesso, il rifugio si fa una fama anche per questo e diventa una meta per consumare un pasto in allegria.

Quanto si guadagna?

«Le cifre reali sono un mistero» spiega Manzotti. «Il rifugista piange sempre per gli scarsi guadagni. È vero che esistono le stagioni piovose, gli anni difficili, che riducono la redditività nei sette-otto mesi di apertura.

Ma pochi gestori falliscono. E dopo 20 anni, molti di loro aprono un ristorante. I guadagni ci sono. In ogni caso, una conduzione familiare riduce le spese per il personale e garantisce utili».

Come si diventa gestori?

Si acquista (o si affitta) l’immobile da privato. In questo caso, i prezzi dell’immobile sono influenzati dalla presenza di strade e dalle condizioni del fabbricato. Alternativa: si gestisce uno di quelli del Cai o di altri club, Comuni o Comunità montane, enti locali.

Gli affitti variano da 6.000-7.000 euro l’anno, per quelli con pochi posti letto e a tavola e scarso afflusso di utenti, a 60mila e più, per quelli di grandi dimensione e capienza, in luoghi molto frequentati.

Il Cai ha 432 rifugi, a una quota media che oltrepassa 2.000 metri, cui si aggiungono 244 ricoveri e bivacchi, molto più piccoli, con l’essenziale per riposare, non custoditi, e un altro centinaio di strutture, tra punti di appoggio e capanne sociali.

Come e dove affitto?

«Il Cai ha un ufficio centrale (www.cai.it, tel 02 2057231), ma è bene scegliere la regione e la zona di interesse, e rivolgersi alle sedi locali del Cai. Sono loro a indire bandi, dove si specificano i requisiti desiderati nel rifugista. Poi si analizzano i candidati, ci si conosce. E si sceglie. Dopo la firma del contratto, si comincia. Non esistono periodi di prova. Per un certo periodo, il Cai ha imposto solo contratti annuali.

Oggi il Cai prospetta contratti di sei anni, rinnovabili per altri sei. Un periodo che consente anche investimenti economici e un ritorno adeguato» spiega Manzotti

Tra i club regionali, la Sat, Società alpinistica tridentina, ne ha 34 su 120 totali in Trentino. Ogni parco nazionale ha il suo patrimonio di immobili. Propone contratti annuali, che si rinnovano tacitamente di anno in anno, salvo problemi. (www.sat.tn.it, tel. 0461 981871).

«I rifugi restano in mano allo stesso gestore anche per 15-20 anni. Poi, si lascia il posto a gente più giovane. Sono pochi quelli che mollano solo dopo un paio di anni» spiega Bruno Angelini, direttore della Sat.

Per fare il rifugista occorrono requisiti particolari:

conoscere la montagna e i luoghi specifici
essere guida alpina o di mezza montagna
avere esperienza nella gestione di una struttura
conoscere le modalità per allertare i soccorsi e prestare i primi interventi
avere una famiglia di supporto, serietà
consigliabili anche doti psicologiche, di accoglienza e ascolto

La burocrazia

I rifugi sono disciplinati dalle leggi sul turismo emanate dalle Regioni e rientrano tra le attività extralberghiere. Per la burocrazia in apertura e le modalità di gestione, nonché i requisiti tecnico-edilizi e igienico sanitari, meglio cercare su Internet le leggi in vigore nella propria Regioneo rivolgersi all’Assessorato regionale al turismo.

Per l’avviamento, in diversi Comuni sono già operativi gli Sportelli unici per le attività produttive (Suap).

Da fare:

Apertura Partita Iva.
Comunicazione unica da trasmettere online al Registro delle imprese della Camera di commercio, previa acquisizione di firma digitale e posta elettronica certificata.
Richiesta autorizzazione comunale.
Richiesta classificazione delle strutture ricettive.
Comunicazione delle caratteristiche e dei prezzi della struttura.
Denuncia di inizio attività ai fini della pubblica sicurezza e del rispetto delle norme vigenti in materia di prevenzione incendi
Autorizzazione sanitaria per i locali.
Dichiarazione di inizio attività per la somministrazione alimentare e igiene degli alimenti (Haccp).
Valutazione del rischio.
Aiuti. Al momento gli unici aiuti pubblici per sostenere gli investimenti iniziali sono quelli previsti da leggi regionali. Rivolgersi agli uffici della propria Regione

Storia

Claudio Prada, 30 anni, perito elettrotecnico, e Chiara Benedetti, 27, una laurea in Design della comunicazione. Si sono innamorati e sposati.

Da due anni hanno in gestione dal Cai il rifugio Buzzoni, 1.590 m s.l.m, a Valsassina (Lc), Prealpi orobiche: 85 mq su tre piani. «Il precedente gestore ha perso la vita sotto una slavina, battendo il sentiero per un gruppo. Così il Cai ha fatto un bando. Io ero della zona, ho passato molte estati dando una mano in un rifugio, me la cavo con tutti i lavori di manutenzione» racconta Claudio. Il rifugio è aperto anche d’inverno, neve permettendo, nei weekend. Si raggiunge solo a piedi, con tre ore di cammino da Introbio e un paio dai Piani di Bobbio.

La vita è dura, il pranzo è il momento più critico. In media, ad agosto, abbiamo 30 persone a tavola, anche 50 di sabato o domenica

Per la spesa, ci danno una mano e “spalle” i nostri parenti, che ci riforniscono di carne e formaggio.

Dopo le 14.30, si lavano i piatti: abbiamo solo una lavabicchieri, il resto a mano. Poi si prepara la cena. Ci sono 25 posti per il pernottamento. Il rifugio è piccolo, ma c’è moltissimo lavoro».

Un po’ di conti

L’affitto costa 3mila euro l’anno, pagabili in quattro rate. A giugno gli incassi sono stati di 2.000 euro, a luglio 3.500, ad agosto 7.000: il guadagno reale è la metà. Il pranzo costa 18 euro al cliente, la mezza pensione 35.

Claudio ha investito circa 600 euro per corsi sulla sicurezza, la gestione degli alimenti e il pronto soccorso. «Claudio d’inverno fa l’elettricista. Io cercherò qualcosa nel mio campo» dice Chiara.

Il loro consiglio a chi vuol fare il gestore: amare il silenzio e la solitudine. Ma anche il rapporto con la gente. Avere buone gambe e non temere la fatica: si lavora anche 12 ore e più al giorno.

voglio vivere cosi

www.voglioviverecosi.com

di Nicole Cascione

Una vita trascorsa a contatto con la natura, tra le montagne, lontano dalla vita frenetica e alienante, è possibile ed è il sogno di molti. Un modo per poter coniugare desiderio di tranquillità e lavoro è quello di aprire o prendere in gestione un rifugio di montagna. Vivere immersi in un paesaggio fiabesco, circondato da vette innevate d’inverno, una scelta di vita forse a tratti un po’ difficile, ma in grado di ripagare appieno i sacrifici fatti. Ovviamente prima di compiere un passo così importante, è necessario sapere bene a cosa si va incontro. Sono tanti i sacrifici da affrontare e gli ostacoli da superare, ma con una grande dose di buona volontà e forte passione, è possibile raggiungere il proprio obiettivo.

Prima di tutto è necessario fare una distinzione tra i rifugi privati e i rifugi CAI (Club Alpino Italiano). I primi sono del tutto simili a veri e propri ristoranti, dove è possibile trovare un’occupazione come dipendente o come gestore. Mentre, per quanto riguarda i secondi, vi è un vero e proprio bando di assegnazione a cura della sede CAI, dietro la presentazione delle proprie referenze e della propria offerta. Successivamente, vi sarà l’assegnazione ed il nuovo gestore dovrà pagare una quota canone, per poi lavorare in proprio al mantenimento e alla conduzione del rifugio stesso, applicando però le tariffe imposte dal CAI. Inoltre, il gestore dovrà anche stipulare un contratto con il CAI, dove saranno stabiliti i diritti e i doveri del primo, nonché i termini per una corretta ristorazione e la giusta pulizia.

Il CAI, istituzione la cui esistenza ha permesso a molte generazioni di avvicinarsi alla montagna, possiede 432 rifugi, a una quota media che oltrepassa i 2mila metri, a cui si aggiungono 244 ricoveri molto più piccoli con l’essenziale per riposare e non custoditi, e un altro centinaio di strutture, tra punti di appoggio e capanne sociali. Nei rifugi CAI, per mantenere le premesse solidaristiche dell’ospitalità in montagna, c’è un determinato tariffario, che ogni gestore deve esporre. Le tariffe crescono a seconda della categoria dei rifugi. Si parte da 10 euro per i soci CAI fino a 30 euro per i non soci, per un posto letto con coperte. Per la mezza pensione, al pernottamento si aggiungono 10-15 euro. In alcuni rifugi, si paga lo smaltimento dei rifiuti, spesa che ammonta a 3 euro. Ed ancora, nei rifugi CAI non esiste obbligo di consumazione, ovviamente però, offrire una cucina ricca e variegata, in grado di invogliare l’ospite, fa sì che il margine di guadagno aumenti notevolmente. Nel caso invece si decida di acquistare l’immobile da un privato, i prezzi variano in base alla presenza delle strade vicine alla struttura e in base alle condizioni del fabbricato stesso. Gli affitti si aggirano tra i 6mila euro l’anno per quelli con scarsa affluenza e con pochi posti letto, ai 60mila per quelli più grandi e più frequentati.

Sia le Alpi che gli Appennini sono presidiate da numerosi rifugi, costruzioni semplici, ma molto accoglienti, dove gli amanti della natura hanno l’opportunità di camminare sulla neve e poter gustare cibi prelibati. Di solito durante il periodo estivo, gli escursionisti giungono presso i rifugi per riposarsi e per mangiare, in alcuni casi però possono anche restare per una notte. Durante l’inverno, invece, il rifugio è molto più frequentato durante i weekend. Ovviamente, i rifugi in grado di offrire un servizio migliore sotto tutti i punti di vista, quali l’ospitalità, la pulizia, la cucina e la perfetta organizzazione, sono maggiormente frequentati dagli avventori.

Per poter gestire un rifugio di montagna non è richiesto un percorso scolastico specifico, sono comunque necessarie nozioni di base di gestione alberghiera e di ristorazione. E’ indispensabile inoltre possedere determinate caratteristiche: bisogna avere un carattere forte e resistenza psicologica alla solitudine e a condizioni climatiche avverse. Inoltre, bisogna conoscere la montagna e i luoghi specifici; essere guida alpina o di mezza montagna; avere esperienza nella gestione di una struttura; conoscere le modalità per allertare i soccorsi e prestare i primi interventi; avere una famiglia di supporto; avere anche doti psicologiche, di accoglienza e ascolto.

Da un punto di vista specificatamente burocratico, è indispensabile seguire alcuni fondamentali passi, per poter avviare un’attività del genere. Prima di tutto bisogna aprire una Partita Iva, è poi necessario richiedere l’autorizzazione comunale; in un secondo momento, è necessario comunicare tutte le caratteristiche e i prezzi della struttura. In seguito bisognerà procedere con la denuncia di inizio attività ai fini della pubblica sicurezza; bisogna ottenere l’autorizzazione sanitaria per i locali; infine è necessario dichiarare l’inizio dell’attività per la somministrazione alimentare e igiene degli alimenti.

Nel momento in cui si decide di intraprendere questa professione affiancandosi al CAI (www.cai.it), è bene cominciare con la scelta della regione e la zona di interesse, rivolgendosi così alle sedi locali dell’associazione che si occupano di indire i bandi. Ogni regione possiede dei regolamenti specifici ed alcune organizzano dei corsi per gestori da inserire in un proprio albo professionale. Quindi è consigliabile contattare gli uffici competenti della regione in cui si desidera intraprendere l’attività, per capire se richiedono specifici titoli. Spesso, sulla stampa locale o su quella sociale CAI, vengono pubblicati, dalle sezioni proprietarie dei rifugi, bandi di concorso relativi alla ricerca di un nuovo gestore, in cui vengono elencate le caratteristiche richieste per poter partecipare all’assegnazione del bando.

Gestire un rifugio di montagna è senza dubbio un’esperienza ricca di ostacoli e di sacrifici, ma uno degli aspetti migliori è quello di poter abbandonare il vivere quotidiano e le comodità cittadine per poi poter seguire il ritmo della natura, molto più lento e rilassante.